Il Governo con una mano dà (o almeno annuncia di dare) e con l’altra toglie.
Mentre riduce, inspiegabilmente, il taglio sulle accise, facendolo passare a 12,2 centesi sul diesel (dai 17 centesimi precedenti), per calmare gli animi degli automobilisti infuriati annuncia l’abolizione del bollo auto (per le auto con potenza entro gli 80 kW) dal 2027.
Mentre la Presidente del Consiglio trionfa, dichiarando di aver abolito “la tassa più odiata dagli italiani” (un refrain già sentito, per chi non ha memoria breve), le regioni già tuonano contro la misura, che danneggerà le loro casse e rischia di incidere su una serie di servizi pubblici il cui accesso è già fortemente compromesso e, in molto casi, più che critico (sanità e diritto allo studio in primis).
A conti fatti, poi, le famiglie non è che ci guadagnerebbero così tanto… a fronte di un maggior esborso, rispetto allo scorso anno, di oltre 638,00 euro per la voce relativa ai carburanti, risparmierebbero mediamente 218,00 euro di bollo (con una spesa che in genere varia dai 150 ai 300 euro annui).
Questa politica imbocca una direzione pericolosa. Pur di non mettere mano agli extraprofitti delle aziende energetiche (e non solo quelle) per finanziare un taglio congruo e realmente efficace delle accise sui carburanti, decide di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica, riducendo al contempo lo sgravio, con allarmanti ricadute dirette e indirette per i cittadini. Un pieno di gasolio, infatti, costerà agli automobilisti:
- +57,60 euro in termini diretti per i pieni di gasolio;
- +64,80 euro annui a famiglia per via delle ricadute sul trasporto dei beni di largo consumo.
A questo, ad accrescere le preoccupazioni, si sommano i rincari previsti sul fronte energetico, che appesantiranno le bollette in modo ancora più grave di quanto avevamo previsto.
È necessario e urgente correre ai ripari: è ora che il Governo torni a fare i conti con la realtà e disponga misure strutturali improntate, da un lato a evitare un ulteriore impoverimento delle famiglie. Nel dettaglio riteniamo improrogabili alcune misure:
- nuove regole, controlli stringenti e sanzioni severe sui fenomeni speculativi lungo le filiere sui prezzi dei carburanti e dei generi di largo consumo;
- sconti di almeno 20 centesimi sulla benzina e di almeno 30 sul diesel, per un periodo adeguato di tempo, non per pochi giorni, come fatto finora;
- disaccoppiamento tra gas ed energia, insieme alla riduzione strutturale degli oneri di sistema sulle bollette e allo scorporo delle accise sui carburanti dal calcolo dell’IVA (per evitare l’insopportabile tassa sulle tasse), riportando quest’ultima ad un massimo del 10% su tutti i beni energetici;
- misure strutturali di sostegno ai redditi fissi e popolari e riforme fiscali che assicurino progressività delle imposte per tutti i redditi, anche quelli d’impresa, gravando correttamente i superprofitti;
- accelerazione degli investimenti sulle FER e sulla transizione ecologica ed energetica, per ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni e dalle fonti fossili.