Davanti alla nuova scadenza del taglio temporaneo delle accise, il Governo si prepara, nel CDM odierno, a mettere mano, ancora una volta, al tema carburanti: ci auguriamo, stavolta, in maniera efficace. Soprattutto dopo l’allarme lanciato ieri dal Presidente di FederPetroli che paventa la minaccia di un possibile rincaro alla pompa, entro un mese, di 30 euro per ogni pieno di carburante.
Le prime indiscrezioni sulle misure in arrivo parlano di una nuova proroga del taglio delle accise di 17 centesimi limitato al solo gasolio, già rivelatosi insufficiente, per poi passare a un meccanismo di aiuti trimestrali, non ben definiti per entità e destinatari, per il periodo ottobre-dicembre.
In questi giorni sono state ipotizzate soluzioni selettive che rischiano di essere inique: l’idea è di affidare alle imprese, dietro sgravi fiscali, l’erogazione a loro discrezione di un benefit (buono benzina) ai dipendenti pendolari che devono usare il proprio automezzo per andare al lavoro, entro parametri e limiti reddituali fissati con apposito decreto. Se tale ipotesi può sembrare positivamente rivolta ai lavoratori dipendenti, rischia però di coprirne soltanto una piccola parte (e tutti gli altri si arrangino!), e soprattutto di evitare, ancora una volta, l’adozione di altre misure importanti contro il caro carburanti, che sta innalzando sempre di più il tasso di inflazione, per gli effetti diretti sui costi dei beni energetici non regolamentati e per quelli indiretti sui prezzi dei servizi e dei beni di largo consumo, trasportati in larga parte su gomma.
È inaccettabile trasformare in un fringe benefit discrezionale per un numero limitato di lavoratori un sostengo che andrebbe erogato anche alle famiglie che accompagnano i figli a scuola, ai pensionati che vanno a fare delle visite, agli studenti costretti a prendere l’auto per seguire le lezioni, a tutti coloro che hanno bisogno di spostarsi per esigenze quotidiane.
A maggior ragione in un periodo, quello autunnale, dove piovono rincari non solo sul fronte carburanti, ma anche su quello delle bollette, dei costi scolastici, dei beni alimentari, ecc.: l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha calcolato, a tal proposito, nel periodo tra settembre e novembre, una stangata autunnale di 2.959,42 euro (+7,2% sul 2025) a famiglia.
È grave che, in una fase come questa, a preoccupare il Governo non siano i cittadini, il loro potere di acquisto sempre più scarso, eroso da anni di rincari eccessivi e fenomeni speculativi non adeguatamente controllati, ma sia, invece, come riuscire a non intaccare gli extraprofitti e gli interessi delle grandi aziende energetiche e dei settori che si sono fortemente avvantaggiati anche in questi anni critici. Una logica che va ribaltata, per garantire la sostenibilità dell’intero sistema economico, che risente di una domanda interna sempre più debole e caratterizzata da gravi disuguaglianze. Per questo, piuttosto che bonus selettivi, sarebbe ora di mettere in atto alcune misure coraggiose, sempre più necessarie:
- nuove regole, controlli stringenti e sanzioni severe sui fenomeni speculativi lungo le filiere sui prezzi dei carburanti e dei generi di largo consumo;
- sconti di almeno 20 centesimi sulla benzina e di almeno 30 sul diesel, per un periodo adeguato di tempo, non per pochi giorni, come fatto finora;
- disaccoppiamento tra gas ed energia, insieme alla riduzione strutturale degli oneri di sistema sulle bollette e allo scorporo delle accise sui carburanti dal calcolo dell’IVA (per evitare l’insopportabile tassa sulle tasse), riportando quest’ultima ad un massimo del 10% su tutti i beni energetici;
- misure strutturali di sostegno ai redditi fissi e popolari e riforme fiscali che assicurino progressività delle imposte per tutti i redditi, anche quelli d’impresa, gravando correttamente i superprofitti;
- accelerazione degli investimenti sulle FER e sulla transizione ecologica ed energetica, per ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni e dalle fonti fossili.