Termina oggi lo sconto sulle accise sul gasolio, o almeno quel che ne restava (appena 6,1 centesimi al litro per l’esattezza). I prezzi del diesel sono schizzati immediatamente all’insù, come era prevedibile, e si sgonfia anche lo sconto promesso da Eni. Il tetto fissato a 2,19 euro al litro per un mese è già superato, come annuncia la stessa compagnia con il diesel ora fissato a 2,25 euro al litro. Curioso come, a fronte di nessuna modifica sulle accise della benzina, torni a salire anche il tetto fissato per questo carburante, da 1,99 a 2,05 euro al litro, aumentando l’amaro sapore di presa in giro.
Mentre accade ciò sul fronte dei carburanti, non va meglio su quello dell’energia. Infatti, appena una settimana fa, Eni Plenitude lanciala la sua nuova offerta, prospettando alle famiglie uno sconto del 30% sul costo della materia energia. Uno sconto che, in realtà, si è rivelato un vero e proprio specchietto per le allodole. Infatti, fino al lancio di questa altisonante iniziativa, lo sconto Eni già presentava nel proprio pacchetto offerte una tariffa che, a fronte della sottoscrizione, prometteva uno sconto del 15% su una tariffa iniziale che, nel frattempo, è cresciuta in maniera esponenziale in appena una settimana (del 21,2% per la luce del +20,8% per il gas). In pratica, mentre decadeva lo sconto iniziale del 15%, la tariffa base aumentava del 21%, assottigliando notevolmente lo sconto pubblicizzato. Ad oggi, rispetto ai costi prospettati il 30 settembre sul sito della compagnia, in termini reali il risparmio per i cittadini è di circa il 16,7%. Questo lo sconto vero: sostanzialmente nulla è cambiato rispetto a prima. Un aspetto su cui solleciteremo un’analisi anche ad ARERA e AGCM.
Anzi sì, sono cambiate le adesioni alle offerte di Eni, sull’onda di questa grandissima campagna pubblicitaria gratuita di cui la compagnia ha beneficiato, con il benestare e con tanto di ringraziamenti da parte del Governo.
I cittadini, che ci chiamano per informazioni, messi di fronte al reale stato delle cose, si sentono delusi e beffati. Ma, pensiamo, che il primo ad essere stato ingannato sia proprio il Governo: a fronte del mancato intervento sulla tassazione degli extraprofitti, in realtà, il colosso energetico nazionale a cui ha, di fatto, inaccettabilmente delegato le politiche di settore che avrebbe dovuto condurre in prima persona, ha disatteso gli sconti e le promesse.
I cittadini sono danneggiati due volte: non esistono all’orizzonte misure reali in grado di arginare in caro energia e gli sconti prospettati come soluzione salvifica sono svaniti, pressoché azzerati in maniera repentina dai rialzi dei rispettivi listini. È ora di cambiare rotta e adottare con massima urgenza provvedimenti a tutela del potere di acquisto delle famiglie:
- nuove regole, controlli stringenti e sanzioni severe sui fenomeni speculativi lungo le filiere sui prezzi dei carburanti e dei generi di largo consumo;
- sconti sulle accise di almeno 20 centesimi sulla benzina e di almeno 30 sul diesel, per un periodo adeguato di tempo;
- ampliamento della platea dei bonus energia;
- disaccoppiamento del prezzo di gas ed energia, insieme alla riduzione strutturale degli oneri di sistema sulle bollette e allo scorporo delle accise sui carburanti dal calcolo dell’IVA (per evitare l’insopportabile tassa sulle tasse), riportando quest’ultima ad un massimo del 10% su tutti i beni energetici;
- misure strutturali di sostegno ai redditi fissi e riforme fiscali che assicurino progressività delle imposte per tutti i redditi, anche quelli d’impresa, gravando correttamente i superprofitti;
- accelerazione degli investimenti sulle FER e sulla transizione ecologica ed energetica, per ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni e dalle fonti fossili.