Sapere da dove proviene ciò che si porta in tavola e poter riconoscere, già dall’etichetta, se un prodotto è sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale. Sono queste le principali richieste emerse dall’indagine condotta da Fondazione Openpolis per Federconsumatori nell’ambito del progetto Italians Do EAT Better (IDEA B), finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, presentata oggi nell’ambito dell’evento finale tenutosi a Roma, presso il Garum.
L’etichetta viene consultata con attenzione: l’84,9% dei partecipanti la legge prima di mettere un prodotto nel carrello. Per il 53,3%, però, il linguaggio non è del tutto chiaro e solo uno su quattro riesce a trovare e comprendere le informazioni senza difficoltà, un ostacolo particolarmente delicato per chi segue un regime alimentare per motivi di salute. Netta la posizione sull’origine: il 96,4% si dichiara favorevole a estendere a tutti gli alimenti l’obbligo di indicarla e il 62% giudica insufficienti le informazioni oggi disponibili in relazione all’origine dei prodotti. La sostenibilità viene associata alla produzione locale (62,4%), al rispetto dei diritti e delle retribuzioni di chi lavora (58,6%) e all’assenza di pesticidi (57,9%). Solo l’1,3% ritiene che un alimento sostenibile debba costare di più, ma appena il 13,7% riesce spesso a riconoscerlo dall’etichetta. Infine, mentre in Europa si è arenato il confronto tra Nutriscore e NutrInform Battery, il 76% dei partecipanti non conosce nessuno dei due sistemi.
«I cittadini ci chiedono trasparenza e sicurezza, vogliono potersi fidare di ciò che leggono, ma soprattutto vogliono trovare le informazioni che reputano necessarie per valutare se acquistare o no un prodotto», dichiara Michele Carrus, Presidente di Federconsumatori.
Per questo, forti anche delle richieste dei cittadini, riteniamo sia orma improrogabile la necessità di estendere a tutti i prodotti alimentari l’obbligo l’indicazione di origine delle materie prime (purché sia verificata e veritiera), e di rendere le etichette davvero leggibili, a partire da chi ha esigenze di salute. È necessario, soprattutto, introdurre un’etichettatura sociale che racconti la filiera e garantisca legalità del lavoro e rispetto dell’ambiente, rafforzando al contempo educazione al consumo e controlli contro claim ambientali vaghi o ingannevoli.
Scelte consapevoli richiedono informazioni chiare, verificate e accessibili a tutti.
La sintesi completa dell’indagine è disponibile a questo link: https://federconsumatori.it/wp-content/uploads/2026/10/sintesi_indagine_per_stampa.pdf
L’iniziativa è promossa nell’ambito del progetto IDEA B realizzato da Federconsumatori e finanziato dal MIMIT D.D. 12 maggio 2025