Prezzi: inflazione vola al +2,7%, carrello della spesa a +2,3%. Si sente il primo impatto del conflitto.

Servono misure urgenti contro speculazioni e caro-vita.

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Come purtroppo abbiamo già annunciato e largamente previsto sta aumentando l’impatto del conflitto in Medio Oriente sui prezzi.

È di oggi la notizia dell’Istat che, a marzo, l’inflazione sale a ben +2,7% (dal +1,7% del mese precedente). L’Istituto di Statistica spiega che “la salita dell’inflazione è sostenuta essenzialmente dalle tensioni che si registrano sui prezzi degli Energetici (da -2,1% a +9,2%) e degli Alimentari non lavorati (da +4,7% a +5,9%).” Settori che destano forte preoccupazione, in quanto riguardano consumi vitali e necessari per le famiglie.

Addirittura, il tasso relativo al carrello della spesa passa al +2,3%, mentre i prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto crescono del +4,2%.

Un andamento che rispecchia ampiamente, purtroppo, le nostre stime: nei giorni scorsi l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha diffuso uno studio relativo agli impatti del conflitto sui prezzi nei settori maggiormente interessati (dall’energia ai trasporti, ai prodotti alimentari), da cui è emerso che le spese degli italiani sono aumentate, già oggi, di +204,31 euro a famiglia (rispetto a fine febbraio). Un aggravio che, in termini annui, si traduce in ricadute di +1.225,90 a famiglia.

Temiamo che questo sia solo l’inizio: se il conflitto dovesse proseguire a lungo, l’impatto su fertilizzanti, plastiche, logistica, energia e trasporti potrebbe essere ancora più grave.

Per questo è necessario intervenire con urgenza e determinazione per arginare, prima di tutto, fenomeni speculativi. Le misure che chiediamo e che riteniamo non più rinviabili riguardano:

  • Il ripristino di un taglio più consistente delle accise sulla benzina (che è stato prematuramente alleggerito).
  • Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali.
  • Introdurre criteri per la determinazione del prezzo che realizzino il disaccoppiamento tra energia elettrica e gas.
  • Un bonus energia più consistente, ed esteso a una platea di famiglie più ampia.
  • Creare un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili.
  • Mettere in atto la promessa riforma degli oneri di sistema su beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale.
  • Aumentare monitoraggio, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti.
  • Tassare adeguatamente gli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo per finanziare misure di sostegno.
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