L’inflazione a giugno, secondo le rilevazioni odierne dell’Istat, si ferma al +3% (dal 3,2% del mese precedente).
Una lieve frenata che risente della riduzione degli alimentari non lavorati (da +5,5% a +4,5%), dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%) e dei servizi relativi ai trasporti (da +1,7% a +1,1%). Continuano a crescere, invece, i prezzi dell’energia (da +5,6% a +9,3% i beni energetici regolamentati e da +12,5% a +12,9% i non regolamentati).
Non si canti vittoria, il tasso si trova ancora su livelli elevati, che riportano conseguenze importanti per le famiglie. Secondo le stime aggiornate dell’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori, con l’inflazione a questi livelli le ricadute ammontano, a +991,80 euro annui a famiglia.
Preoccupa, inoltre, l’inarrestabile aumento dei costi energetici, che si unisce alla lentezza esasperante con cui i costi dei carburanti si stanno adeguando (in misura ancora insufficiente) al ribasso, con mancati risparmi famiglie per le famiglie di 119,40 euro annui.
I dati fotografano, nel loro complesso, una situazione incerta: per questo è necessario agire ora a sostegno delle famiglie, già costrette a tagli e rinunce in tema di turismo estivo.
Chiediamo, in tal senso:
- Una rimodulazione, anche temporanea, delle aliquote IVA su un paniere di beni essenziali.
- Un bonus energia più consistente, ed esteso a una platea di famiglie più ampia.
- La creazione di un Fondo di contrasto alla povertà energetica ed alimentare per aiutare e sostenere i nuclei più vulnerabili.
- La realizzazione della riforma degli oneri di sistema sui beni energetici, spostandone alcuni sulla fiscalità generale.
- Monitoraggi, controlli e interventi sanzionatori contro le speculazioni lungo le filiere, in particolare per i prodotti di largo consumo e i carburanti.
- L’imposizione di una adeguata tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche e non solo, per finanziare misure di sostegno.