Commissione allerta prezzi: consumatori, persiste la discrasia tra rallentamento dell’inflazione e aumento dei prezzi del carrello della spesa.

Necessario intervenire in chiave preventiva, e non limitarsi ad analisi a ridosso dell’emergenza.

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Si è svolta oggi l’ultima riunione della Commissione Allerta Prezzi, convocata dal Garante per la sorveglianza dei prezzi, dott. Benedetto Mineo, alla presenza dei rappresentanti delle istituzioni, delle imprese e delle Associazioni dei Consumatori, che hanno partecipato ai lavori in rappresentanza di tutte le Associazioni dei Consumatori del CNCU.

Nel corso dell’incontro è stata effettuata un’analisi approfondita del carrello della spesa, con particolare attenzione ai prodotti alimentari, che rappresentano circa il 20% della spesa complessiva delle famiglie e continuano ad avere un impatto significativo sui bilanci domestici.

Le valutazioni sono state supportate dalle relazioni di Istat e Unioncamere, nonché dagli interventi del Mimit, in merito all’esperimento degli Osservatori dei prezzi presso le Prefetture, giunto al secondo anno e recentemente prorogato fino a ottobre 2026. Un progetto che, grazie al contributo delle associazioni dei consumatori, consente il monitoraggio dei prezzi nei mercati rionali delle città capoluogo. A tal proposito, pur segnalando che in alcune Prefetture il progetto necessita di un rafforzamento operativo, nel complesso, si tratta di un’esperienza consolidata e utile, che produce risultati concreti in termini di monitoraggio. È dunque, ora, indispensabile rendere strutturale questo strumento, affinché i dati raccolti possano tradursi in decisioni politiche e legislative efficaci.

Nonostante un calo di alcuni prezzi nella variazione dell’indice NIC tra novembre e ottobre 2025, è stata evidenziata una criticità strutturale: su base annua permane una evidente discrasia tra il rallentamento dell’inflazione – oggi tra i più bassi in Europa – e l’aumento dei prezzi del carrello della spesa, in particolare per i beni alimentari, ma anche per i prodotti per l’igiene personale e la cura della persona.

Dall’analisi emerge che alcuni prezzi risultano stabili, mentre altri continuano a crescere anche a causa della dipendenza dalle importazioni. È il caso specifico della carne bovina, i cui prezzi aumentano del 127% rispetto al 2024 del 144% rispetto al 2023, così come continuano a registrare aumenti significativi altri prodotti tra cui riso, caffè e cioccolato. Al contrario, alcuni prodotti mostrano segnali di riduzione o stabilità, come olio di oliva, verdura fresca, uva e mele Golden.

Sull’olio di oliva, è stato segnalato che sugli scaffali si registra infatti una crescente presenza di olio di oliva di provenienza europea, che ha beneficiato di riduzioni di prezzo, mentre il 100% italiano continua ad avere costi elevati. In assenza del principio di reciprocità a livello europeo, permangono dubbi sulla reale tracciabilità e sugli standard qualitativi di alcuni prodotti, con il rischio di una concorrenza non pienamente trasparente a danno delle produzioni nazionali.

Nel corso della riunione è stato inoltre affrontato il tema del carrello natalizio, evidenziando come alcuni prodotti stiano già registrando impennate di prezzo. Le parti hanno concordato di aggiornarsi a gennaio per valutare l’andamento dei prezzi durante il periodo delle festività.

A fronte di un potere d’acquisto in progressiva erosione, aggravato dalle difficoltà reddituali e dall’elevata pressione fiscale, è necessario intervenire in chiave preventiva, e non limitarsi ad analisi a ridosso dell’emergenza.

In chiusura dei lavori, è stato rivolto un ringraziamento al Presidente uscente del CNCU, Massimo Bitonci che andrà a ricoprire un’altra carica, per l’attività svolta, con l’auspicio che chi ne raccoglierà il testimone possa proseguire nel percorso avviato.

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