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Anche per l’anno accademico 2021/2022 l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha realizzato la consueta indagine sui costi degli atenei italiani. Considerando che l’importo finale della tassazione universitaria viene determinato principalmente in base al reddito familiare dello studente, sono state prese in considerazione, a titolo esemplificativo, cinque fasce reddituali di riferimento (6mila euro, 10mila euro, 20mila euro, 30mila euro e importo massimo previsto). Per lo svolgimento dello studio l’Italia è stata suddivisa in tre macroaree geografiche e anche quest’anno, come già nei report precedenti, gli atenei del Nord Italia risultano più cari rispetto a quelli meridionali. Per l’a.a. 2021/2022 le tasse applicate nelle università settentrionali superano del +27,4% quelle degli atenei del Sud e del +18,2% quelle degli atenei del Centro Italia.
E’ inoltre opportuno che già lo scorso anno la “no tax area” – cioè l’agevolazione introdotta nel 2017 per studenti con reddito ISEE inferiore a 13mila euro, che consentiva di pagare solo la tassa regionale e l’imposta di bollo senza dover corrispondere i contributi universitari – è stata estesa alle famiglie con reddito ISEE fino a 20mila euro. Inoltre molte università hanno deciso di estendere ulteriormente la platea degli aventi diritto arrivando a coinvolgere, come nel caso dell’Università di Salerno, anche gli iscritti con reddito fino a 30mila euro.
Per quanto riguarda gli importi massimi, quindi non interessati dalle agevolazioni, si riscontra un aumento del +3,25% rispetto al 2020.
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